Un pomeriggio, mi stavo svestendo nello spogliatoio dell’Istituto, quando apparve Zazà. Ci
mettemmo a parlare, a raccontare, a commentare; le parole mi si affollavano alle labbra, e nel mio petto volteggiavano mille soli; in una vertigine di gioia mi dissi: «Mi mancava lei!». Era così radicale la mia ignoranza delle vere avventure del cuore che non avevo affatto pensato di dirmi: «Soffro della sua mancanza». Mi occorreva la sua presenza per rendermi conto del bisogno che avevo di lei, e questo ora mi apparve con un’evidenza folgorante. Mi lasciai trasportare da questa gioia che si gonfiava in me, fresca e violenta come l’acqua delle cascate.
Memorie di una ragazza perbene.